“Le troppe coincidenze potrebbero essere solo tali. Bisogna chiedersi cui prodest, a chi interessa e se ne avvantaggia. In genere gli atti terroristici vengono rivendicati e rivendicazioni qui finora non ce ne sono” parla così il procuratore della Repubblica di Lecce e capo della direzione distrettuale antimafia, Cataldo Motta riferendosi alle indagini sull’attentato avvenuto di fronte alla scuola di Brindisi intitolata alla moglie del giudice Falcone morto nella strage di Capaci.

Subito dopo l’attentato si è svolto un vertice avvenuto in prefettura a Brindisi questo pomeriggio di sabato quando gli investigatori hanno tentato di individuare le piste investigative percorribili.

Per Motta ” il responsabile potrebbe non essere un’organizzazione mafiosa, in un momento in cui le organizzazioni mafiose locali sono alla ricerca di un consenso sociale. Sarebbe un atto in controtendenza perché questo atto sicuramente aliena ogni simpatia nei confronti di chi lo ha commesso”.

Per Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia invece “sono aperte tutte le ipotesi investigative, qualunque sia la matrice dell’attentato, si tratta di un atto terroristico nel senso che è diretto a colpire persone innocenti e in maniera indiscriminata” ha detto “Quali sono state le ragioni dell’attentato si vedrà in seguito e solo le indagini potranno chiarire se è un crimine di stampo mafioso, o che mira a destabilizzare o a conservare la situazione esistente”.

Grasso inoltre ha spiegato che non esiste tutt’ora nessuna prova a sostegno di un attentato di matrice mafiosa “È stato un attentato terroristico nel senso che ha preso di mira persone innocenti, non nel senso della matrice” ha però aggiunto il procuratore. concludendo che “Speriamo di dare presto risposte al Paese e soprattutto alle vittime”.

Durissima anche la reazione di Antonio Manganelli, il capo della polizia “Non daremo loro tregua. Li prenderemo e si pentiranno di questa nefandezza” ha affermato “Mi è sembrata un’azione troppo strutturata per poter essere ricondotta ad un motivo emotivo” ha poi detto Manganelli.

Di Valentina Vanzini

 

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Un attentato gravissimo, una bomba formata da tre bombole di gas è esploso davanti all’Istituto professionale Morvillo Falcone di Brindisi questa mattina  intorno alle 7.50, uccidendo una giovane di nome Melissa Bassi, di soli 16 anni, e ferendo gravemente la sua migliore amica Veronica Capodieci, gravemente ustionata a causa dell’espolosione e ancora ricoverata all’ospedale di Lecce.

La giovane studentessa si trovava insieme all’amica durante l’esplosione, le due stavano entrando nella scuola che frequentavano dedicata alla moglie del giudice Giovanni Falcone. La giovane di 16 anni, è stata sottoposta a un delicato intervento chirurgico in cui i medici le hanno ricostruito la parete addominale e la gabbia toracica. “È?grave ma è viva” ha raccontato Paola Ciannamea, direttore sanitario dell’Asl di Brindisi 1 “le sue condizioni sono stabili e il polmone ha ripreso a funzionare”. 

Le due amiche erano appena scese dal pulmann che le portava a scuola dopo di che sono state investite dall’esplosione. Entrambe le giovani erano state trasferite all’ospedale di Brindisi, ma Melissa è morta subito dopo a causa delle ustioni che ricoprivano il 90% del suo corpo. Veronica invece ha subito traumi toracico-addominali e ustioni sul corpo. Altre  ragazze che si stavano recando a scuola sono state ferite nell’esplosione due si trovano in prognosi riservata, mentre due hanno subito diverse operazioni a causa delle gravi ustioni.

Le quattro ragazze, sono ricoverate al Centro ustioni e reparto di chirurgia plastica nell’ospedale di Brindisi “A.Perrino”. Nel frattempo il direttore generale dell’Asl di Brindisi, Paola Ciannamea ha reso note le loro condizioni fisiche “sono in discrete condizioni, anche le due operate stamattina” ha affermato nell’ultimo Bollettino medico “Le ustioni  sono varie dal 10% al 40%. Per le due ragazze ricoverate nel centro ustioni viene confermata la prognosi riservata”.

L’istituto dove è avvenuto l’attentato era intitolato alla moglie del giudice Falcone ed era frequentato soprattutto da ragazze perchè specializzato nell’ambito della moda. Fin dalle prime ore dell’attentato le forze dell’ordine hanno ipotizzato la mano della criminalità organizzata soprattutto perchè l’esplosione dell’ordigno avviene a 20 anni dalla strage di Capaci  e in un luogo così simbolico.

Di Valentina Vanzini

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Grande successo per il regista Matteo Garrone con il suo attesissimo film “Reality” in concorso alla 65esima edizione di Cannes, Garrone, che è l’unico italiano in gara, ha ricevuto numerosi applausi al termine della proiezione stampa . Il regista torna in gara al festival di Cannes, dopo il grande successo e il Gran premio della giuria conquistato nel 2008 con il film Gomorra nato dall’omonimo libro dello scrittore Roberto Saviano.

Il film “Reality” è stato girato in parte negli studi di Cinecittà proprio nella Casa che ha ospitato i concorrenti dell’ultima edizione del Grande Fratello. Il film di Garrone è un dramma con protagonista un pescivendolo napoletano di nome Luciano, che nel tentativo di dare una svolta alla propria vita, cerca di partecipare al programma, un desiderio di cambiamento e di trovare una vita diversa che alla fine diventerà una vera e propria ossessione.

Garrone ha portato sulla Croisette tutti i suoi attori non protagonisti, mentre il protagonista  Aniello Arena, non era presente, l’attore infatti è detenuto nel carcere di Volterra e fa parte della Compagnia della Fortezza creata nella struttura carceraria.  Il talentuoso Arena è stato scoperto da Garrone grazie agli spettacoli diretti da Armando Punzo a “Volterra teatro d’estate” che si svolge proprio dentro il carcere.

Nel film di Garrone Arena interpreta il protagonista Luciano ossessionato dall’idea di partecipare al Grande Fratello. Nel cast del film, oltre a Claudia Gerini, spiccano le interpretazioni di Nando Paone e Loredana Simioli. “Luciano, il protagonista di Reality” ha spiegato il regista Garrone presentando il suo film in concorso alla sala stampa del Festival di Cannes ” è un pinocchio moderno contemporaneo che ci ha permesso un viaggio attraverso i cambiamenti di un Paese”. Garrone inoltre ha raccontato che il film prende spunto da una storia realmente accaduta a Napoli.

Di Valentina Vanzini

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19 mag, 2012  |  Written by MP  |  under Aggregatori Attualità

La regina della disco fine anni’70, l’americana Donna Summer è morta, a dare la notizia il sito Tmz.Com. Splendida, algida, bellissima, dopo aver cantato hit famosissime e ancora canticchiate in tutto il mondo Donna Summer è deceduta nella sua casa in Florida a soli 63 anni dopo una lunga battaglia contro il cancro.

Donna Summer, vero nome LaDonna Adrian Gaines , era nata  vicino a Boston nel 1949 in una famiglia numerosa con sette fratelli. Grazie alla sua famiglia molto religiosa iniziò a cantare nelle chiese battiste cantando i gospel. All’inizio degli anni’70 Donna venne scritturata per cantare nel mitico musical hippy “Hair”,  con una tournée in Germania. Lì la cantante incontrò l’attore austriaco Helmuth Sommer con cui in seguito si sposò e trascorse diverso tempo di Germania.

In seguito l’ incontro con l’altoatesino Giorgio Morode che creò le musiche che avrebbero portato Donna summer al successo. Cinque i dischi di maggiore successo, Love to love you baby, A love trilogy, Four seasons to love, I remember yesterday e Once upon a time dal 1974 al 1977. Tantissime le hot di enorme successo da I Feel Love, a Hot Stuff fino Love To Love You Baby, le sue colonne sonore del sabato sera spopolarono nelle discoteche facendo ballare i giovani di tutto il mondo.

Dopo il successo poi il declino, la rottura con Morder e l’uscita dalle scene. In seguito molti produttori e deejay di techno ed electro music ripresero e rivalutarono quella musica aggiornando quei suoni e rilanciandoli come hit di successo. Donna Summer intanto lontano dalle scene aveva rinnegato alcune di quelle hit che la portarono al successo e  nel 2008 aveva realizzato il suo primo disco di originali dopo 17 anni dall’ultimo album, dal titolo i Crayons. “Farò un album molto disco” aveva annunciato riferendosi al suo prossimo lavoro. La malattia però glielo ha impedito.

Di Valentina Vanzini

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È di 19 persone arrestate il bilancio di un blitz della Squadra Mobile di Caserta e dei militari della Guardia di Finanza che in un’operazione congiunta hanno colpito il clan del boss Gaetano Piccolo, anch’egli finito in manette. Tra Caserta, Marcianise, San Nicola la Strada e San Marco Evangelista non esisteva un’attività commerciale – compresi gli ambulanti del mercato – che non pagasse la tangente al clan Belforte.

Nel corso dell’operazione sono anche state sequestrate quattro abitazioni, diversi terreni, 110 conti correnti bancari, ditte individuali e quote di una società edile per un valore complessivo di un milione di euro, «al fine di aggredire beni e capitali risultati di un valore sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati», ha spiegato il procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho.

Secondo quanto accertato dagli inquirenti, il boss Piccolo gestiva personalmente il business della tangenti, impartendo le direttive agli affiliati in un’officina meccanica dove la polizia ha anche trovato un ‘pizzino’ con elencati tutti i soggetti da taglieggiare e le relative somme da estorcere (da qui il nome dell’operazione, «Officina del crimine»). Grazie alle intercettazioni carpite da microfoni e telecamere piazzate dagli investigatori, è stato possibile registrare quello che avveniva durante le riunioni del clan, dove Piccolo istruiva gli affiliati su dove e come imporre il pagamento delle tangenti. Nonostante fossero spremuti continuamente dai membri del clan Belforte, molti commercianti e imprenditori vittime dei taglieggiatori non hanno avuto il coraggio di denunciarli e, anche una volta convocati dagli investigatori, hanno smentito di avere ricevuto richieste di denaro.

Oltre alle estorsioni, il clan Belforte si reggeva sullo spaccio di stupefacenti, soprattutto cocaina ma anche crack e hascisc. Dal carcere in cui era rinchiuso, il boss Antonio Della Ventura impartiva al figlio disposizioni e consigli su come gestire al meglio l’attività di spaccio, che fruttava la somma di 50mila euro al mese. Dopo il suo arresto a coordinare l’attività di famiglia era passata la moglie Concetta Buonocore, detta «la spagnola», che fungeva da punto di contatto con i vertici dei Belforte per l’organizzazione del traffico di cocaina e alla pianificazione delle «piazze di spaccio».

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Fabio Salvai, l’assicuratore 46enne trovato morto in una camera dell’hotel Parco dei principi di Sorrento, si sarebbe suicidato infliggendosi una coltellata tra lo stomaco e il cuore: ne sono certi il medico legale e i carabinieri di Sorrento, che stanno concentrando le indagini sulla sua attività lavorativa. L’assicuratore, con oltre 13 anni di esperienza, era diventato un financial Advisor di Allianz Bank, ed era un punto di riferimento sulla piazza napoletana da almeno quattro anni. Ai primi di aprile era stato licenziato dall’azienda, ma aveva subito trovato lavoro alla Banca Fideuram e in passato era stato promotore finanziario della Xelion Sim.

Prima di uccidersi, verso le 12 di ieri, aveva scritto un sms inviandolo alla sorella Loredana e alla moglie «vi amo, ma non vi ho protetto». La moglie si trovava dalla suocera, e appena uscita dalla sua casa, intorno alle 15, ha letto lo strano messaggio. Allertata anche dalla cognata, che aveva ricevuto lo stesso inquietante messaggio, la donna si è recata in questura per denunciare l’episodio.

Salvai aveva già avuto due figli da una precedente unione e, dopo le seconde nozze, erano nati altri due bambini di 4 anni e di 7 mesi. Mercoledì mattina era uscito da casa salutando normalmente, poi aveva raggiunto l’esclusivo albergo di Sorrento, dove aveva trascorso il suo secondo viaggio di nozze e dove ha deciso di togliersi la vita, per motivi ancora da chiarire.

I carabinieri di Sorrento stanno indagando sulla sua attività e sui motivi che avevano portato alla brusca interruzione, risalente a circa un mese fa, del suo rapporto lavorativo con Allianz. In albergo, il personale ha spiegato che l’uomo aveva preso una stanza, era stato tranquillo e discreto come la maggior parte dei clienti e non aveva manifestato segnali di sofferenza. Durante un controllo del personale, invece, è stato trovato in una pozza di sangue ormai cadavere, con il coltello – preso dalla cucina di casa – conficcato nel petto.

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Nell’inchiesta sui fondi della Lega Nord avviata dalla Procura di Milano, che ha iscritto nel registro degli indagati il leader del Carroccio Umberto Bossi, i suoi figli Riccardo e Renzo e alcuni membri del partito, spuntano anche i pagamenti delle tasse universitarie del più grande dei “delfini” del Senatur, iscritto alla facoltà di Economia all’Università dell’Insubria di Varese, mentre sono al vaglio le posizioni della moglie Manuela Marrone e della vice presidente del Senato Rosi Mauro.

Anche se per ora risultano soltanto due uscite di cassa dai fondi del Carroccio, che risalgono ai primi di gennaio del 2009, per un totale di poco più di 3.400 euro (la prima rata di quasi 3.000 euro per l’anno accademico 2007/2008, e la seconda di 690 euro per l’anno accademico), il sospetto dei magistrati che stanno conducendo le indagini sui fondi del partito è che con i rimborsi elettorali percepiti dalla Lega siano state pagate tutte le rate universitarie di Riccardo Bossi.

Intanto dagli atti dell’indagine emergono altri particolari sul ruolo dell’ex tesoriere Francesco Belsito: due bonifici per un totale di 4 mila euro, giustificati come ‘conto studio – rimborso spese’ sarebbero stati elargiti dal movimento per coprire il ‘rosso’ della carta di credito di Renzo, mentre altri duemila euro come «rimborso spese» sarebbero stati girati ad Alex Girardelli, figlio di Romolo, detto ‘L’Ammiraglio’, indagato a Reggio Calabria per riciclaggio con l’aggravante di aver favorito la cosca dei De Stefano.

Secondo quanto emerso dalle indagini, Belsito operava sui conti del Carroccio senza limiti di spesa e alla Banca Aletti non aveva presentato alcun «documento della Lega che ne limitasse i poteri», avvalendosi soltanto di una sua «autocertificazione». Anche dopo che si giornali esplose il caso Tanzania, l’ex tesoriere della Lega aveva consegnato soltanto «un estratto notarile del febbraio 2010» riguardante la sua nomina e la sua «facoltà di firma disgiunta per ogni operazione di spesa» non superiore ai 150 mila euro. Soltanto ad aprile, ad inchiesta già inoltrata, l’istituto di credito decise di lasciare a casa un suo funzionario perché erano emerse «anomalie» per il «ruolo prevalente» che il dipendente dell’istituto aveva nei rapporti con Belsito.

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19 mag, 2012  |  Written by MP  |  under Aggregatori Generici

In gara Ottavio De Stefano, Carlo Alberto Di Micco e Gerardo Pulli
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19 mag, 2012  |  Written by MP  |  under Aggregatori Generici

Tre itinerari per visitare il Nord in maniera unica
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19 mag, 2012  |  Written by MP  |  under Aggregatori Generici

Nessuno centra il 6 e le casse si ingrossano
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