
“A fianco dell’ordinaria e quotidiana azione ispettiva, abbiamo programmato di eseguire, durante l’anno, interventi in tutte le province italiane per verificare l’emissione degli scontrini da parte degli esercenti al dettaglio, contro l’abusivismo commerciale, il lavoro nero e la contraffazione”. A parlare è Nino Di Paolo, comandante della Guardia di Finanza che ha riferito i progressi della lotta all’evasione in un’audizione alla commissione Finanze alla Camera.
Il comandante ha fatto notare come negli ultimi 5 anni le Fiamme Gialle abbiano svolto oltre 2,5 milioni di controlli sull’emissione di scontrini e ricevute. Ha inoltre fatto sapere come tutte le attività della Guardia Di Finanza siano già state programmate, prevedendo una serie di controlli a tappeto su tutte le regioni italiane “ In quest’ottica, il nostro obiettivo e’ di continuare a garantire una presenza costante e diffusa sul territorio, tenendo alta la capacità dei reparti di acquisire un’aggiornata conoscenza ed una completa padronanza dell’ambiente esterno, con particolare riferimento alle manifestazioni di ricchezza, alle movimentazioni ed agli impieghi di disponibilità patrimoniali e finanziarie più consistenti nei diversi contesti geografici”.
Secondo il comandante Di Paolo anche l’atteggiamento dei cittadini nei confronti della lotta all’evasione sarebbe cambiata in positivo, lo dimostrano dice, le oltre 5 mila persone denunciate ogni anno per emissione di fatture false.
“Lo scopo della nostra azione” ha detto infine “è quello di tutelare non solo la pretesa erariale, ma anche l’economia sana da quanti ricorrono a pratiche di concorrenza sleale”.
Di Valentina Vanzini
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Una vera e propria associazione a delinquere specializzata nella truffa alle assicurazioni. È stata scoperta in Campania dopo una lunga indagine partita dalla Dda di Napoli. La banda di criminali inventava falsi sinistri con lesioni personali gravi e riscuoteva gli ingenti risarcimenti dalle assicurazioni truffate.
Coinvolte diverse personalità, per una rete organizzativa quasi perfetta, avvocati,medici, titolari di agenzie di pratiche automobilistiche e perfino un giudice di pace, ognuno faceva la sua parte e otteneva parte del ricco bottino.
L’indagine, portata avanti dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta, affiancati dalla Dda di Napoli, si è conclusa questa mattina all’alba portando a circa 28 arresti fra le Province di Napoli e Caserta. I provvedimenti, più nello specifico sarebbero di, 2 misure cautelari in carcere, 22 arresti ai domiciliari, 6 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria e una sospensione dall’esercizio della professione forense. I falsi sinistri individuati dagli investigatori sarebbero circa 70 e avrebbero portato ad un guadagno illecito di oltre un milione di euro.
L’ipotesi dei carabinieri è però che il gruppo sia solo una parte di una rete criminale più ampia, impegnata in truffe ai danni delle assicurazioni e falsi incidenti automobilistici, nel quale sarebbero coinvolti i clan camorristici, in particolare quello potentissimo del Casalesi. Fra i truffatori infatti è stato individuato e arrestato anche l’ex cognato di Francesco Bidognetti, storico capoclan dei Casalesi.
Di Valentina Vanzini
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Morire a soli 4 anni dopo aver fatto un iniezione. È accaduto a Palma di Montechiaro, in provincia di Agrigento, dove un bambino di soli 4 anni è deceduto, dopo una lunga agonia, dopo che i genitori gli avevano somministrato un medicinale tramite iniezione. Secondo le prime informazioni il bambino stava male a causa di un forte raffreddore che in poco tempo era degenerato in una forte bronchite accompagnata da febbre alta.
Il farmaco, probabilmente un antibiotico o forse un antipiretico, avrebbe dovuto attenuare la bronchite e tamponare la febbre, ma così non è stato. Subito dopo la puntura fatta in casa, secondo quanto riferito dalla madre e dal padre, il bambino sarebbe peggiorato improvvisamente. Il piccolo è deceduto pochi minuti prima di arrivare al pronto soccorso dell’ospedale di Licata, il San Giacomo D’Altopasso, fra le braccia dei suoi genitori, inermi e disperati.
Non è ancora chiaro quale sia stata la reale causa del decesso, si ipotizza che il farmaco prescritto dal medico possa aver causato uno choc anafilattico causando la morte del bambino, ma sarà solo l’autopsia, prevista per queste ore, a fare luce su alcuni particolari ancora oscuri.
La procura di Agrigento sulla tragedia ha aperto un inchiesta mentre i carabinieri hanno immediatamente disposto il sequestro della salma avviando le indagini necessarie.
Di Valentina Vanzini
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Sbranato da un feroce branco di 8 cani che l’hanno aggredito, gettato a terra e dilaniato. È stato questo l’atroce destino di un camionista di 50 anni, Vito Guastella, attaccato e ucciso dai cani in via dell’Arnaccio, prima del Biscottino, a Collesalvetti in provincia di Livorno.
L’uomo, di origine siciliana, lavorava per la ditta Marco Polo per la quale stava facendo una consegna. Secondo le prime ricostruzioni Guastella stava agganciando un rimorchio al camion quando sarebbe stato assalito dal branco. I cani, che sarebbero circa8, lo avrebbero attaccato in particolare alle gambe immobilizzandolo.
In base alle tracce di sangue e ai brandelli di vestiti Guastella avrebbe tentato di fuggire trascinandosi lungo il piazzale verso il cancello della recinzione, ma sarebbe morto dissanguato a causa dei profondi morsi e delle lacerazioni su tutto il corpo. A ritrovare il corpo, ore dopo l’attacco mortale, sarebbe stato un collega che passava li vicino. Insospettito dalla vista del camion fermo nel piazzale e acceso si sarebbe avvicinato epr valutare la situazione, così si sarebbe svolto il macabro ritrovamento.
L’uomo avrebbe cercato di soccorrere Guastella che però era ormai senza vita, immerso in una pozza di sangue e dilaniato dai morsi. Avrebbe quindi dato l’allarme verso le 10.45. Sul luogo della tragedia sarebbero immediatamente giunti i carabinieri di Collesalvetti, il medico legale, Damiano Marra e il pm Gianfranco Petraia allo scopo di compiere i primi rilievi sulla scena.
Resta ancora un mistero il perché di tanta violenza da parte degli animali nei confronti dell’uomo. Secondo le prime indagini il branco apparterrebbe a una donna romena che vive in una roulotte poco distante dal luogo del delitto.
Di Valentina Vanzini
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Il grave incidente accaduto a uno dei leader della protesta No Tav, folgorato e caduto da un traliccio dell’alta tensione nei pressi del cantiere Tav della Maddalena di Chiomonte «è un fatto molto triste e grave, perchè tocca una giovane persona»: lo ha detto il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri a margine di un’audizione in Commissione Antimafia alla Camera, appellandosi ai manifestanti e chiedendo loro di «non esasperare ancor di più gli animi».
L’annuncio del governo, intenzionato ad andare avanti senza tentennamenti, ha invece creato un inasprimento delle violenze. «Il lavoro è in corso, deve continuare nel modo migliore come previsto» tiene duro il ministro per lo Sviluppo, infrastrutture e trasporti, Corrado Passera. Le manifestazioni si moltiplicano in tutt’Italia, da Torino a Venezia fino a Lecce.
«Si torni a un confronto civile perchè si può essere contrari a un’opera ma non si può cedere in nessun modo ad atti o gesti che possono aprire la strada alla violenza» è l’appello del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. «In epoca di crisi ci vuole prudenza per decidere come investire le risorse pubbliche» soprattutto quando, sottolinea, un’opera «viene percepita come una violenza da tanta parte della popolazione», aggiunge Nichi Vendola, ma anche il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, spiega che «rinunciare alla Tav sarebbe un grande errore, ma bisogna trovare un punto d’incontro».
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La Costa Allegra, colpita da un incendio già domato mentre era in navigazione al largo delle Seychelles, andrà a rimorchio fino a giovedì, nell’oceano Indiano, viaggiando a 6 nodi verso Mahè. Le ultime notizie che arrivano dalla nave dicono che i motori non hanno propulsione e i generatori di energia elettrica non funzionano; un peschereccio francese l’ha agganciata intorno alle 23 di ieri in direzione Mahè, capitale delle Seychelles, dove l’arrivo è previsto per giovedì mattina.
L’armatore ha spiegato di aver voluto evitare lo sbarco sull’isola di Desroches – una delle mete preferite di William e Kate, ricordano i giornali britannici – sia perchè non garantisce «le necessarie e adeguate condizioni di sicurezza per l’attracco e lo sbarco degli ospiti», sia perchè i posti letto degli alberghi sull’isola «non sono sufficienti». «Le operazioni di rimorchio stanno andando bene. Le condizioni meteo sono piuttosto buone», ha spiegato Pierre-Alain Carrè, direttore della Compagnie francaise du thon oceanique.
Intanto, si è mobilitato il “care team” di Costa Crociere: 14 fra dirigenti, manager e tecnici specializzati sono sbarcati a Mahe con il compito di offrire l’assistenza necessaria sia alla nave sia ai passeggeri. Le mille persone a bordo stanno bene, ma devono convivere con i disagi dovuti al black out. Non c’è luce, le cucine non funzionano e i condizionatori sono spenti, con le temperature che lievitano oltre i 40 gradi; il comandante ha chiesto ai passeggeri e all’equipaggio di trascorrere la notte all’aperto.
Susegnalazione delle Capitanerie di Porto, la procura di Genova ha aperto un fascicolo. L’incidente è avvenuto in acque internazionali e quindi la competenza a indagare è dei magistrati liguri. «Bisogna accertare se l’incendio sia stato casuale oppure di origine dolosa. Ed è pure da valutare se vi sia stato pericolo per le persone. Il fascicolo è stato aperto per atti non costituenti reato», ha detto il procuratore Michele De Lecce.
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E’ giallo sulla sorte dei due giornalisti occidentali rimasti feriti nei giorni scorsi a Homs, in Siria, dove continuano pesanti bombardamenti governativi. Il fotografo britannico Paul Conroy è arrivato a Beirut dopo che forze dell’opposizione lo hanno fatto passare illegalmente in Libano, mentre la reporter francese Edith Bouvier, per la quale si era parlato di un trasferimento all’estero, rimane bloccata in Siria.
Il presidente francese Nicolas Sarkozy, che dapprima si era rallegrato per l’arrivo in Libano della giornalista al termine di «trattative non estremamente facili», ha dovuto ammettere che non vi era ancora conferma del successo dell’operazione, parlando di una situazione «complessa».
La giornalista francese e il fotoreporter erano rimasti feriti nello stesso bombardamento costato la vita all’inviata americana del Sunday Times Marie Colvin e al fotografo francese Remi Ochlik. Conroy sarebbein salvo, già ospite dell’ambasciata britannica a Beirut. Intanto in Siria continuano le violenze: secondo i Comitati locali di coordinamento dell’opposizione, oggi non meno di 60 persone sono state uccise nella repressione di tutta la Siria, di cui 24 nella sola Homs e 27 nei sobborghi di Hama.
La situazione umanitaria in Siria è «spaventosa», ha affermato da parte sua a Ginevra l’Alto commissario Onu per i diritti umani Navi Pillay, chiedendo «un immediato cessate il fuoco umanitario». Il segretario di Stato americano Hillary Clinton, durante un’audizione al Senato, ha detto che vi sono «argomenti» per ipotizzare un’incriminazione del presidente Bashar al Assad per crimini di guerra davanti alla Corte penale internazionale (Cpi).
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Poteva essere una tragedia, ma per fortuna l’incidente accaduto ieri pomeriggio a due tram che si sono scontrati a Roma non ha provocato danni gravi né feriti. Il tram 14 ha tamponato il 5 e molti dei passeggeri a bordo sono finiti per terra, ma solo una ventina sono stati medicati in ospedale per delle contusioni.
L’incidente è avvenuto non lontano da Porta Maggiore, dove finisce il centro e inizia la periferia della Capitale. A causare l’incidente fra i due mezzi pubblici è stato probabilmente un errore umano: l’autista del secondo mezzo non avrebbe rispettato la distanza di sicurezza finendo con il suo tram contro il primo, che lo precedeva. Una commissione d’inchiesta istituita dall’azienda svolgerà gli accertamenti necessari.
Dopo l’incidente e l’arrivo tempestivo dei soccorsi, l’Atac ha attivato le procedure assicurative e messo le proprie strutture di assistenza a disposizione dei cittadini coinvolti. La zona dove è avvenuto lo scontro non è nuova a incidenti simili. Il 19 novembre scorso a Porta Maggiore un tram si era scontrato con un trenino della ferrovia urbana e una persone era rimasta contusa. Il 15 gennaio 2009 invece i feriti lievi furono 26 a seguito di uno scontro tra un tram della linea 14 e un treno della ferrovia Termini-Giardinetti.
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Ancora un colpo di scena nel processo per l’omicidio di Sarah Scazzi in corso al tribunale di Taranto: secondo una delle testimoni che ieri si è seduta in aula, Sarah e Sabrina «erano come due sorelle», ma «qualche volta litigavano» e un giorno all’uscita da scuola «mi chiese di accompagnarla perchè non si fidava ad andare da sola con lei, aveva timore», ha raccontato davanti ai giudici una ex compagna di scuola della 15enne di Avetrana, uccisa il 26 agosto del 2010.
La testimone ha ricostruito anche i contatti che Sarah aveva via internet attraverso il suo profilo Facebook. A testimoniare contro Sabrina Misseri, accusata di omicidio insieme alla madre Cosima, è anche il padre della compagna di scuola, Donato Massari, che ha ribadito che quel giorno, poco dopo le 14, tornando in paese dal lavoro alla guida della sua auto, incrociò una Opel Astra e un furgone blu, con l’auto che procedeva a velocità sostenuta. La vettura, ha specificato, era quella di Cosima Serrano, madre di Sabrina e moglie di Michele Misseri.
Nel processo si è insinuato un altro dubbio: secondo quanto riferito in aula da una vicina di casa dei Misseri, alla vigilia della prima confessione di Michele che determinò il suo arresto, la figlia della donna sentì chiaramente le grida in casa Misseri, probabilmente legate a una discussione sulla scomparsa di Sarah.
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Brutto episodio di razzismo in Germania: domenica scorsa, al termine della seduta di allenamento, Itay Shechter, attaccante israeliano della squadra tedesca del Kaiserslautern, stava rientrando negli spogliatoi con i compagni di squadra quando, tra il pubblico presente, un gruppetto di una decina di persone ha iniziato a bersagliarlo con insulti antisemiti.
Durissima la reazione dell’opinione pubblica in Germania, Paese in cui è avvenuto l’olocausto, e nel mondo dello sport. Il presidente del Consiglio centrale ebraico di Berlino, Dieter Grauman ha sollecitato la Lega calcio tedesca (Dfb) a «esprimersi forte e chiaro. E anche il Kaiserslautern deve agire più decisamente. Chi tollera simili tifosi deve essere punito insieme a loro».
Un portavoce della squadra della serie A tedesca ha spiegato alla stampa che i responsabili sono membri di un gruppo di neonazisti già noti alla polizia, cui era già stato interdetto l’ingresso allo stadio. «Il razzismo da noi non ha alcuno spazio. Ci assicureremo che i responsabili vengano puniti», ha poi aggiunto Stefan Kuntz, alto dirigente del Kaiserslautern.
Il club di Bundesliga ora chiede ai testimoni di farsi avanti e alle televisioni presenti di mettere a disposizione il materiale video per incastrare i responsabili del gesto, mentre la polizia ha aperto un’indagine visto che in Germania le offese antisemite e i saluti nazisti sono punibili per legge.
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